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luglio-settembre 2005 La provocatoria danza di Venere dopo il tramonto
Quando alla fine di queste calde giornate estive il Sole scompare dietro all'orizzonte, attendendo l'oscurità possiamo contemplare l'ultimo chiarore che lentamente affievolisce verso la notte. Con l'imbrunire ci sorprenderà una luce molto brillante ancora verso ovest, seducente visione per gli antichi che l'avevano trasformata nella dea della Fecondità e - per traslazione - dell'Amore: si tratta di Venere, nata da una conchiglia dopo che suo padre Urano, primigeneo dio del Cielo, venne evirato dalla falce di Chronos (Saturno, il dio del Tempo); il liquido seminale, mescolandosi al sangue caduto nel mare, produsse una spuma gorgogliante da cui emerse la dea, così come tutti la immaginiamo in un famoso dipinto di Botticelli.
Nel cielo in queste notti di inizio luglio seguiamo un romantico ballo celeste, che vede Venere corteggiata da diversi spasimanti: alla fine di giugno c'è stato l'avvicinamento contemporaneo sia di Saturno che di Mercurio, il quale insisterà nel suo corteggiamento ancora fino alla prossima settimana. Durante l'estate osserveremo poi Venere attraversare velocemente il Leone, per correre all'appuntamento già fissato con Giove, che avverrà a cavallo fra la fine di agosto e l'inizio di settembre nella costellazione della Vergine: la loro passione si accenderà nei colori rossi infocati del tramonto. Sarà la Luna Artemide (Diana, dea della Caccia), infastidita dai continui tradimenti di suo padre (sposo di Giunone), che intorno al 7 settembre dividerà i due amanti. Per farlo ricorrerà ad un trucco ingegnoso: il giorno precedente, passando davanti al Sole, si nasconderà dietro il suo velo scuro (saremo in Luna Nuova) e soltanto passando in mezzo a loro tirerà fuori la sua falce, separandoli bruscamente dal loro abbraccio amoroso. Per la vergogna di essere stato sorpreso dalla figlia, Giove fuggirà nella parte bassa del cielo, ricomparendo timidamente dalla parte opposta soltanto dopo alcune settimane, prima dell'alba verso est. |
testi di Enrico Collo
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